Mobile working: effetti e conseguenze

La tecnologia mobile ha permesso il cambiamento del modo e degli strumenti di lavoro delle PMI.  E’ ormai assodato che un ambiente di lavoro ottimizzato per i mobile migliora il coinvolgimento dei dipendenti e le performance dell’azienda, permettendo la sostituzione degli accessori pesanti ed ingombranti con dispositivi più funzionali, ultraleggeri e sottili.

E’ stato effettuato un sondaggio a più di mille dipendenti di tutto il mondo a proposito dell’approccio di questi con le nuove modalità di lavoro attraverso la tecnologia mobile, ed è stato evinto che il 60% ha affermato di essere più produttivo grazie a questa innovazione, e il 45% attribuisce un’implementazione della propria creatività.

Il 60% degli utenti trova più comodo controllare la propria posta elettronica su un dispositivo mobile ed il 28% sceglie l’uso di smartphone o tablet per le videoconferenze. Di contro, il 65% incontra non poche difficoltà a trasferire i contenuti nel proprio smartphone ed il 68% predilige l’accesso ai file dal desktop. Anche se si presentano queste fisiologiche problematiche date dall’approccio recente con questi tipi di dispositivi, il personale delle aziende è entusiasta del mobile working.

Ritornando ai benefici e ai risultati di business in questa esperienza per i dipendenti, sono emerse alcune tendenze:

  • LA POSSIBILITA’ DI LAVORARE IN QUALSIASI POSTO CI SI TROVA

L’opportunità di lavorare sempre ed in qualsiasi posto aumenta senza dubbio la produttività dei dipendenti e questi la riconoscono come la più importante per soddisfare il datore di lavoro.

  • LA FACILITAZIONE NELLA COLLABORAZIONE

La collaborazione rappresenta un punto di forza del mobile working sia per quanto riguarda la creatività che per la fidelizzazione. Attraverso l’uso dei mobile si riesce, quindi, a mantenere uniti i team anche se fisicamente distanti.

  • ACCESSO RAPIDO ALLE INFORMAZIONI

Un’alta percentuale di dipendenti afferma che l’accesso rapido alle informazioni è un elemento fondamentale per l’aumento della produttività. Le aziende, infatti, permettono l’accesso alla propria rete per facilitare chi lavora da remoto.

  • AUTOGESTIONE DEL LAVORO

La possibilità di autogestirsi il lavoro o una parte di questo, da remoto, incide favorevolmente sulla creatività, quindi sull’incremento degli stimoli ma, più di ogni altra cosa, sulla fidelizzazione del dipendente nei confronti dell’azienda.

 

Nella ricerca effettuata, infatti, il 72% sono i dipendenti che confermano di essere resi maggiormente produttivi e il 50% i ritardatari, il 59% maggiormente soddisfatto a differenza del 48% che narra una certa insoddisfazione, il 52% è maggiormente creativo e il 44% si è fidelizzato alla propria azienda.

L’analisi di queste caratteristiche del mobile working e dei relativi benefici abbattono l’idea che questa innovazione sia solo rivolta alle nuove generazioni, rendendo ancora più indispensabile il passaggio delle aziende a questi nuovi strumenti lavorativi.

Isabella Ippolito – Social media marketer

La sentiment alalyst; cos’è e a cosa serve?

Tecnicamente stiamo parlando di un’applicazione di “data mining” ai social network. Ma andiamo per ordine. Cercherò, attraverso un linguaggio semplice, di aiutarvi a meglio comprendere cosa si intenda per “data mining”. Con questa espressione si intende quel processo di estrazione di conoscenza da banche dati di grandi dimensioni, tramite l’applicazione di algoritmi che riescono ad individuare tutte le associazioni “nascoste” tra le informazioni e le rendono visibili. Fondamentalmente, si tratta di un metodo di analisi che raccoglie in tempo reale, le reazioni degli utenti dinanzi ad un qualsiasi evento, sia esso locale o globale. La “Sentiment Analysis” rappresenta un preciso strumento per individuare ed ascoltare le conversazioni on line, fornendo alle aziende una rappresentazione ed un’interpretazione del mercato concreta ed empirica. Le aziende, attraverso l’utilizzo della Sentiment Analysis, sono in grado si risalire ad una definizione veritiera sulla reputazione del brand e sul soddisfacimento dei suoi prodotti.
Questa analisi, avviene attraverso perfezionati software di elaborazione del linguaggio, che in modo costante, raccolgono dati da diverse piattaforme come quelle dei social network più famosi, dai blog, dai forum, o dai siti di annunci.

Pierangelo Saia

Social Media

Social media: come influenzano l’eCommerce durante il Natale
Il lato social dello shopping natalizio: marketing emozionale e mobile strategy. Tenendo in considerazione come i comportamenti d’acquisto hanno notevolmente influenzato le abitudini dei consumatori, fare shopping è diventato molto più semplice, quindi, perché non fare gli acquisti Natalizi online?
Ci si affida all’e-commerce, dando la possibilità agli utenti di poter fare shopping stando comodamente sdraiati sul divano di casa, non essendo, quindi, obbligati a recarsi in un centro commerciale. La Social Media Manager, Alexia Altieri, ha scritto un articolo a tal riguardo, dove vengono spiegati alcuni consigli e che io ho, piacevolmente, rielaborato..

Dati statistici raccolti da Google, constatano che il 76% delle persone che cercano prodotti e servizi, da smartphone o altri dispositivi mobili, visitano lo store entro un giorno ed il 28% degli utenti acquistano online. I dispositivi mobili, accanto ai social media che orientano l’utente all’acquisto, incrementano notevolmente l’e-commerce.
Di rilevante importanza, per chi eroga il servizio, è l’uso dei social media, che non fa altro che influenzare l’utenza all’acquisto, e il marketing emozionale, che crea col tempo un legame tra brand e cliente, suscitando nel consumatore il desiderio di possedere quel determinato prodotto.

Gli utenti, su Facebook, sono propensi a fare click su annunci riguardanti la propria area geografica, su Twitter, è di notevole importanza la reattività, in quanto, gli utenti aspettano un feedback immediato. Ciò che invece lega social media e marketing emozionale, è rappresentato da Instagram.
Il lato emotivo è il più incisivo nelle scelte di acquisto perché, il consumatore ritiene più importante l’esperienza e la percezione del prodotto piuttosto che la sua funzionalità. La trasmissione di emozioni fa sì che un cliente fidelizzato, diventi spontaneamente un ambasciatore del brand.

Un esempio di efficacia del marketing emozionale è quello dell’ultima campagna marketing Coca-Cola. La campagna si propone di comunicare con gli utenti della rete servendosi di più canali social, trasmettendo valori emozionali, conversando coi propri consumatori con i quali ha un legame reale. “Quest’anno fai un regalo a chi rende speciale il tuo natale.”
E’ bene sapere che il marketing emozionale, risulta essere una strategia vincente anche per budget modesti, poiché capace di orientare le scelte di acquisto online, attraverso la comunicazione sui social media.
Fare shopping online significa liberarsi da ogni confine di offerta, luogo e tempo. Si ha la possibilità di accedere a cataloghi più ampi, navigare tra le centinaia schede di prodotto, avendo la possibilità di finalizzare un acquisto anche quando i negozi fisici sono tutti chiusi, quindi, di particolar importanza è la comodità di questa forma di consumo.
A questo proposito, è importante sviluppare una mobile strategy per i periodi dell’anno in cui si ha un picco degli acquisti, come quello delle festività natalizie, utilizzando tattiche utili come la geolocalizzazione per l’invio di notifiche push.

Isabella Ippolito

The Internet Is A Zoo

Che senso ha ottenere clic, se poi la permanenza su una pagina web non è sufficiente a permettere al messaggio di centrare il bersaglio di comunicazione desiderato ?
Proveremo a capire, per mezzo di questo post, quale sia la lunghezza ideale che dovrebbero avere i differenti contenuti per il web, e lo faremo grazie alle informazioni e ai consigli riportati da Maria Grazia Tecchia, content creator professionista con una smisurata passione per qualsiasi complemento tecnologico (smartphone, tablet, ecc.) e da me rielaborati.

Ci serviremo pure di una arguta infografica (visibile in basso), creata dal blog SumAll, e con l’ausilio degli utilissimi tool di Buffer.
In questa divertente infografica l’infinito mondo di internet, figura come uno zoo, popolato da diversi animali, ciascuno di essi con le proprie caratteristiche e dimensioni. Da questa prospettiva, ogni tipo di contenuto dovrebbe essere abbastanza lungo da poter trasmettere il messaggio. Ragion per cui, la lunghezza ideale non esiste: in un messaggio va usato il numero di parole giusto per trasmettere il senso con chiarezza.

Partiremo proprio dai testi postati sui social network, per capire qual è la lunghezza ideale per i diversi tipi di testi che è possibile incontrare sul web.

La lunghezza di un post su Twitter, Facebook e Google Plus.

Twitter: i post più corti di 100 caratteri hanno generalmente un riscontro maggiore del 17%.
Facebook: i post con soli 40 caratteri hanno l’86% di engagement (coinvolgimento) in più rispetto ai post più lunghi.
Big G: soli 60 caratteri, per coinvolgere il lettore e motivarlo a proseguire nella lettura.

La lunghezza ideale dei diversi paragrafi.

Per i paragrafi di apertura di un contenuto web devono presentarsi con font larghi e pochi caratteri per riga. È molto importante l’aspetto visivo, perché consente al lettore di leggere, focalizzare o di saltare da una riga all’altra, così da poter reperire le informazioni necessarie con praticità.

La lunghezza ideale del dominio.

Certamente i migliori nomi di dominio sono generalmente brevi, tali da poter essere ricordati facilmente, e che hanno estensione .com. È bene evitare l’utilizzo di trattini o troppi numeri. Da bandire assolutamente i domini formati solo da numeri.

La lunghezza ideale di un hashtag.

Gli hashtag sono degli elementi molto importanti nel mondo del web. Sono molto utili per ordinare ed etichettare i temi trattati, e consentono di reperire i diversi post su precisi argomenti. La lunghezza di un hashtag deve essere di 6 caratteri, non devono contenere spazi né contenere caratteri speciali, non devono iniziare con un numero e non possono contenere solo numeri. Attenzione agli slang ! Possono fa perdere efficacia al potere catalogatore dell’hashtag.

La lunghezza ideale dell’oggetto delle e-mail.

Le statistiche ci suggeriscono che l’oggetto della mail con un numero di caratteri compreso tra 28 e 39 in totale portano alla conseguente apertura del messaggio con una media di 12.2% di volte in più rispetto alle altre.

La lunghezza ideale del titolo di un post: quanti caratteri?

La lunghezza del titolo di un blog post conta molto in Rete: il tag title, di norma non dovrebbe superare i 57-58 caratteri, in altri casi verrà accorciato automaticamente o trinciato dai motori di ricerca. Google non perdona.

La lunghezza ideale del titolo di un post: quante parole?

Il numero di parole ideale per il titolo di un post è di 6. Perché, in un titolo, solo le prime tre e le ultime tre vengono tendenzialmente lette; quindi è bene focalizzarsi non solo sulla lunghezza del titolo ma anche sul numero di parole.

La lunghezza ideale per i post su LinkedIn.

Soltanto 16-25 parole per post, che aumentano a 21-25 quando ci si rivolge in particolare ai consumatori. Orientativamente, questo numero di parole, sembra abbiano maggiori riscontri e più condivisioni da parte degli utenti.

La lunghezza ideale per un articolo di blog.

L’infografica proposta fissa a 1.600 parole la lunghezza ideale. Il 74% dei post che ottengono maggior attenzione da parte dei lettori, vengono scritti in modo tale che, al fine di essere letti per intero, vengono impiegati meno di 3 minuti. Ma il 94% dei post più letti sono così lunghi, che necessitano 6 minuti per una lettura completa.

La lunghezza ideale di un video, e di un podcast.

In realtà come quella di You Tube, i video che rientrano nella top 50 della piattaforma durano in media 2 minuti e 54, come è riportato nella infografica qui acclusa. Per i podcast invece, è stato scientificamente provato da studi condotti in un college che, chi ascolta una lezione in media per 15-20 minuti l’attenzione da parte degli studenti per la lezione calerà drasticamente. Quindi la durata di un podcast deve essere di 22 minuti circa. Bisogna approfittare di questo lasso di tempo per concentrare il meglio di ciò che si vuole comunicare.

Pierangelo Saia