Come rendere lo smart working davvero agile e produttivo?

Già da un anno ci siamo abituati a sentire l’espressione “smart working” sempre più frequentemente. Se non lo abbiamo già sperimentato in prima persona, abbiamo almeno un parente o un amico che si trova da tempo a lavorare da casa e a rivedere le sue abitudini quotidiane adattando la sua abitazione ad un nuovo uso.

Ma come possiamo lavorare in smart working essendo davvero efficienti e produttivi?

A parte una buona dose di buona volontà e di impegno, sicuramente diversi tool possono venirci incontro per risolvere problemi e agevolare pratiche quotidiane.
Dalla condivisione documenti fino alle riunioni, passando per la pianificazione degli impegni e giungendo fino alla gestione del cliente; tutto può essere svolto da casa esattamente come se ci trovassimo in ufficio.

Vediamo insieme i principali strumenti per la risoluzione di ogni problema:

1- Creare, archiviare e condividere documenti: Google Drive
Sicuramente il cloud di Google ci può aiutare, con la sua accessibilità da ogni sistema operativo, da browser e da app, a creare ed archiviare i nostri file dando inoltre modo all’intero team non solo di visualizzarli ma anche, al bisogno, di lavorarci insieme a noi. Il salvataggio automatico, la possibilità di vedere in tempo reale le modifiche apportate dai colleghi senza invio di continue e-mail e la facilità di creazione sulla base di modelli semplici, sono vantaggi che diventano fondamentali se si lavora lontani dall’ufficio.

2 – Inviare un documento cartaceo: CamScanner
Se ci troviamo in smart working, abbiamo a disposizione un documento cartaceo e ci troviamo nella necessità di inviarlo, con CamScanner possiamo farlo ottenendo un pdf perfetto ed evitando di perdere minuti preziosi provando a trasformare foto in documenti leggibili.

3- Organizzare l’asset lavorativo: Google Calendar
Ancora una volta, per l’organizzazione degli impegni del team di lavoro ci offre un aiuto accessibile sia da browser che da device, Google, con Calendar. Disponibile anche in app, è una versione cloud del caro calendario da tavolo ed è utile per inserire scadenze, appunti, ferie, assenze e riunioni, condividendo il tutto con i colleghi.

4- Task management: Trello
Un altro scoglio che sembra insormontabile in smart working è gestire le to-do-list in modo efficiente.
Trello è una risorsa ottimale per questo, perché consente di creare bacheche per singoli progetti, assegnarli a diversi utenti, allegare file, creare check-list che mostrino in percentuale i progressi del progetto ed avere sempre sotto controllo tutto quello che rimane da completare.

5- Messaggistica istantanea fra colleghi: Slack
Comunicare fra colleghi è importante, questo è indubbio e Slack consente di farlo non solo con messaggi privati e le chiamate voip fra singoli, ma anche con la creazione di specifici canali per ogni progetto o gruppo di lavoro.

6- Incontrare i clienti: Google Meet, Zoom e Skype
I vecchi appuntamenti di lavoro per organizzare, pianificare o addirittura vendere sono un ricordo, ormai.
Ad oggi è possibile gestire riunioni con più partecipanti con l’invio di un invito tramite link o chiave di accesso. Le piattaforme che forniscono questo servizio sono tante, ma le migliori sono senza dubbio Google Meet, Zoom e Skype.

7- Gestire i clienti: HubSpot CRM
Il Customer Relationship Management è fondamentale per tenere sott’occhio ogni aspetto della gestione del cliente, creare task, inserire note, allegare file e inserire informazioni da debrief.

8- Trasformare gli appunti in documenti: Notes di Nebo
Sicuramente vi è capitato, durante le riunioni o nel corso della giornata di prendere tanti appunti e doverli poi trasformare in un documento da inviare o condividere con i colleghi. Niente di più noioso di dover decifrare e trasporre in digitale quanto scritto magari di getto su blocchi per appunti sparpagliati. Notes di Nebo vi supporta in questo; rende appunti scritti dei documenti di testo e addirittura diagrammi e schizzi .jpg.

Come vedete le risorse disponibili sono davvero tante. La vostra efficienza può addirittura superare quella ottenuta lavorando in ufficio!

L’importanza della frequenza di rimbalzo per l’efficacia di un sito internet

Se il vostro sito è online da tempo, avete ottenuto un buon posizionamento sui motori di ricerca e il numero dei “visitatori unici” è in costante aumento, sicuramente sarete entusiasti dei risultati ottenuti.
Certo, questi dati sono entusiasmanti, ma vogliamo spingervi ad attenzionarne un altro spesso sottovalutato nell’analisi del rendimento di un sito web e che invece è fondamentale: la frequenza di rimbalzo (o bounce rate).

Cos’è la frequenza di rimbalzo e come si misura?
E’ il dato che indica quanti dei visitatori del vostro sito lo abbandonano dopo aver visitato un’unica pagina e senza compiere alcuna azione, rimbalzando, letteralmente, sulla pagina di ricerca ed approdando ad altri lidi.
E’ misurabile, come molte altre metriche, e va tenuta sotto controllo perché è un indicatore importante del comportamento degli utenti. Google Analytics ci viene incontro, come sempre, tenendo presente non solo il tempo trascorso sulla pagina stessa ma soprattutto l’azione compiuta dall’utente una volta visualizzata la pagina stessa.

Quali sono i valori ottimali di bounce rate?
Rispondere a questa domanda è molto complesso, poiché va ricordato che ogni sito web è un mondo a sé e la corretta analisi dei dati dipende dalla natura del progetto.
Esistono dei dati generici, certo, ed è sicuro che un sito con frequenza di rimbalzo molto bassa indichi che l’indice di partecipazione degli utenti sia molto alto e che questi, quindi, si sentano coinvolti dai contenuti e navighino tra le pagine compiendo diverse azioni.

Quali sono le cause di una frequenza di rimbalzo troppo alta?
Andiamo al sodo cercando di guidarvi attraverso le possibili cause di questo fenomeno sicuramente da correggere analizzando le tre principali.

1- Il sito non è responsive (ottimizzato per tutti i dispositivi)
Anche se potrà sembrarvi una banalità, la consapevolezza dell’importanza della fruibilità di un sito web da cellulare, tablet e desktop non si traduce sempre in fatti concreti. Fin troppi siti web non sono ad oggi ottimizzati per essere navigabili in modo funzionale da ogni dispositivo e questa resta ad oggi una delle più frequenti cause di un’alta frequenza di rimbalzo.

2- Le pagine hanno un tempo di caricamento elevato
Anche il fattore velocità di caricamento influenza molto la bounce rate e influisce in modo importante sulla user experience. Quante volte vi è capitato di abbandonare un sito perché spazientiti dai tempi troppo lunghi di attesa? Attenzionate sempre le caratteristiche del server e la sua posizione geografica, la dimensione del codice HTML, la piattaforma CMS e la dimensione dei file che costituiscono le pagine.

3- I vostri contenuti non soddisfano le aspettative degli utenti finali
Altra banalità, direte, ma così non è. Per la piacevole fruizione di un sito, i contenuti sono importantissimi e devono tenere conto delle aspettative dei visitatori in relazione all’obiettivo del progetto.
Contenuti non esaurienti, linguaggio complesso, paragrafi mal strutturati, assenza di parole chiave, scorretto uso delle immagini e muri di testo; sono solo alcuni degli ostacoli che una scorretta pianificazione del sito possono frapporre fra voi e il vostro utente finale.

Sicuramente ci sono altri fattori che possono fare in modo che la frequenza di rimbalzo si alzi, ed è per questo che affidarsi ad esperti per la progettazione e la realizzazione di un sito web è fondamentale.

Non improvvisate mai, rischiate di trovarvi fra le mani un progetto magari esteticamente soddisfacente ma tecnicamente non performante, con uno spreco di tempo e risorse che non restituirà valore alla vostra idea ma che, al contrario, la danneggerà.

Negative SEO: cos’è e come difendersi

Ogni cosa ha il suo contrario, lo sappiamo, dunque anche la tanto amata SEO optimization, ovvero l’insieme di tecniche che ottimizzino il nostro sito per i motori di ricerca, ha il suo: la negative seo.

Di cosa si tratta?
Si tratta di un insieme di tecniche del tutto simili a quelle relative all’ottimizzazione, ma che hanno un obiettivo contrario, ovvero quello di danneggiare un sito nel suo posizionamento sui motori di ricerca, ranking e reputazione.

Come funziona?
Le tecniche usate per danneggiare un competitor possono essere molte:

1- Uso di link di scarsa qualità (Google Bowling)
In sintesi si tratta di link di ingresso di pessima qualità che puntano ad un sito web e che, se usati appositamente allo scopo di creare danni, vengono facilmente individuati da Google penalizzando il sito-vittima.

2- Hacking del sito
Per quanto possa sembrare un’operazione riservata ai “grandi”, anche i siti di piccole e medie aziende possono essere hackerati con l’inserimento di malware che sfruttano per lo più CMS non aggiornati e danneggiano l’intero progetto. Il risultato? Google bannerà i siti danneggiati dall’indice.

3- Richiesta di rimozione di link fondamentali
Con una semplice mail ben strutturata, è possibile richiedere la rimozione di un link di vitale importanza per un sito, inventando di sana pianta una violazione.

4- Furto e duplicazione dei contenuti
Eseguendo uno scraping del contenuto di un sito e creandone quindi una copia, è possibile indurre Google ad indicizzare quel contenuto come “contenuto copia”.

Come difendersi?
La parola d’ordine è monitorare. Verificare sempre i link in entrata con una corretta analisi delle SERP per l’individuazione della duplicazione dei nostri contenuti.

Gli strumenti utili per l’individuazione di anomalie sono molteplici, anche gratuiti, ed è importante utilizzarli per l’analisi costante del vostro sito.

Contenuti interattivi e coinvolgimento degli utenti

I contenuti interattivi sono i più amati dagli utenti, perché?

Immaginiamo di trovarci in due contesti totalmente differenti: nel primo caso siamo gli spettatori di una conferenza, nel secondo siamo a cena con una persona che si rivolge direttamente a noi.

Ecco, già da questo scenario possiamo intuire il perché i contenuti interattivi siano diventati negli anni i più amati dagli utenti, generando effetti positivi sul web.  Ma andiamo per ordine.

Cosa sono i contenuti interattivi?

I contenuti interattivi sono quei contenuti che permettono all’utente di interagire con noi, richiedendone un impegno attivo.

Quiz, sondaggi, ma anche video interattivi, configuratori, realtà virtuale o giochi, ne sono un esempio lampante.

Quante volte su Instagram, ad esempio, scorriamo le storie delle persone che seguiamo solo per noia, fino a quando ci imbattiamo in un sondaggio e ci sentiamo chiamati in causa per dare il nostro contributo o la nostra opinione su qualcosa.

Scopo del contenuto interattivo, infatti, è quello di sfidare l’utente, stimolando il suo istinto di gioco e la sua curiosità.

Sondaggi o petizioni, inoltre, fanno sì che l’utente si senta parte di un qualcosa, di fare la differenza.

  • Contenuti interattivi come strategia di Marketing

Chiarito cosa sia il contenuto interattivo e il perché sia così amato dagli utenti, non ci resta che capire perché utilizzarlo come strategia di marketing.

  1. Aumenta il tempo di permanenza di un utente sul tuo profilo/sito web
  2. Se un cliente si sarà sentito coinvolto dai tuoi contenuti manterrà il suo sito web a memoria
  3. Aumenta la popolarità del tuo sito web/ profilo
  4. Contribuisce ad aumentare la tua rete di contatti
  5. Ti permette di conoscere meglio il traffico di utenti sul tuo profilo

Che aspetti quindi? Trova il contenuto giusto per il tuo sito web!